ÖLENE KADAR / FINO ALLA MORTE / I PENSIERI DI GRACE (05/01/2021)

 


Ho guardato la serie Ölene Kadar tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021. Oggi, a distanza di quasi sei anni, dopo aver avuto il privilegio di conoscere di persona il protagonista di quella serie, penso esattamente le stesse cose e mi spiace moltissimo che una serie così avvincente non abbia trovato posto su piattaforme come Netflix.
Alla fine dei pensieri di allora, trovate il link per ascoltare "Untouchable" il brano che viene citato nelle righe che seguono e subito dopo la traduzione in italiano del testo.
Spero possa emozionarvi quanto emoziona me, esattamente come 
Ölene Kadar. 

Ho cominciato a leggere da bambina: Pinocchio, letteratura per ragazzi, ragazze, poi i classici ai tempi del liceo, poi l’incontro-folgorazione con Oriana Fallaci intorno ai vent’anni, poi lentamente il fuoco si era intiepidito, ma nell’ottobre del 2018 una incredibile coincidenza, anzi, di sicuro un segno dal cielo, ha riacceso il motore e da allora ho ripreso, a livelli che talvolta spaventano pure me.
Poi...
I primi di dicembre ho cliccato su un’icona di Netflix, incuriosita dall’immagine di un uomo barbuto, parecchio attraente.
Ho incontrato gli occhi di Engin Akyürek e consumato tutto il tempo a mia disposizione per guardare la serie proposta, ma dopo centosessantaquattro puntate viste tra il 9 e il 27 dicembre (2020), macchine dimenticate, piatti bruciati, incursioni su Pinterest, ricerca di complici, non sono riuscita più a fermarmi.
Una dipendenza è una dipendenza e se non si sceglie di affrontarla e spezzarla, sarà lei a spezzare te.
E infatti il libro che stavo leggendo i primi di dicembre è inchiodato a pagina non-mi-ricordo.
Sarebbe stato il quarantesimo di quest’anno.
Sì, li conto, perché a quest’età, specie se si è già andati già vicini al non-ritorno, si comincia a pensare a tutto quello che vorresti fare prima di lasciare questo mondo e io voglio leggere e raccontare tante di quelle cose...

Finita la storia di Omer ed Elif in Kara Para Aşk, ho cercato un gruppo con cui condividere quello che avevo dentro, tra cuore e stomaco e per scoprire se fosse possibile vedere altro di “occhineri”; così lo chiama una delle complici, una delle Amiche complici, in verità.
Cercavo qualcosa di più drammatico, perché volevo verificare come se la sarebbe cavata Akyürek con quel genere, volevo qualcosa di pesante, un pugno nello stomaco, un frontale su un rettilineo, volevo lacrime e sangue, volevo vedere la dolcezza di Omer mescolata alla tragedia pura e volevo vederla su quel viso bellissimo, volevo che sembrasse vero, per poter dire, cavolo, ma questo è proprio più di quello che avrei mai sperato, immaginato di vedere.


Ho scelto Ölene Kadar, Fino alla morte.
E l’ho trovato.

Era negli occhi, sulle labbra, nei gesti, nella tristezza, la disillusione, la disperazione e poi la speranza, la determinazione, l’amore, la rabbia di Dağhan Soysür protagonista di questa storia drammatica, sostenuta da una colonna sonora da far tremare i polsi, tinte forti, chiaroscuri netti, luci abbaglianti e ombre nere, un quadro di Caravaggio, sorrisi e lacrime, con un finale inevitabile perché non si diventa leggenda se non perdendo il bene supremo che possediamo.
Ölene Kadar è una delle fiction più belle che io abbia mai visto,  perché nel corso dei tredici episodi le emozioni che suscita si rincorrono dal primo all’ultimo secondo, trascinandoci altrove.
Puntata dopo puntata siamo l’amicizia sincera di Mehmet, la saggezza di mamma Sabiha,  l’amore di Elvi, ma soprattutto la dolcezza, disperazione e determinazione di Dağhan.
Colpi di scena, colpi di coda, l’amore raccontato  nelle sfumature della penombra, senza mai andare oltre, sfiorato eppure così vivo e palpabile.


La sera del 31 dicembre, pochi giorni fa, mentre preparavo la cena di San Silvestro, ho infilato gli auricolari e il cuore mi ha portato a cliccare su un brano di una band  inglese che risponde al nome di Anathema. Conosco l’inglese discretamente, ma non al punto di capire bene i testi delle canzoni se non li vedo scritti.
Per tutto il tempo in cui sono rimasta a preparare seppie e piselli in umido, ho continuato  a  cliccare sulle stesse canzoni, una in particolare, Untouchable. Una, due, tre, molte volte.
Quelle note mi facevano pensare a Elvi e Dağhan; okkei, sì, un po’ di più a Dağhan.


L’ho fatto anche stasera, appena ho letto la parola “fine”.
Dopo avere riascoltato la versione live tratta da un concerto di alcuni anni fa, ho cercato le parole e scoperto che sembrava fosse stata scritta per questa fine, per Elvi e Dağhan.
Come è possibile che cervello e cuore abbiano intuito di cosa parlasse quel brano?
Mi era già successa una cosa simile, ma attribuisco l’accaduto al fortissimo coinvolgimento
 che Ölene Kadar è stata capace di creare.
La sensazione di coinvolgimento è talmente forte che ho deciso di non farmi spezzare.
Così, stamattina, ho cercato pagina non-mi-ricordo e ricominciato a leggere. 


Mi sento come
se ti avessi già conosciuta prima
Immagino che tu possa sentirmi
attraverso questa canzone

Il mio amore non morirà mai
e i miei sentimenti brilleranno sempre
Il mio amore non morirà mai
e i miei sentimenti brilleranno sempre

So che tu davvero
vuoi che io appartenga a qualcuno
E credo che adesso
voglia proprio farlo

Il mio amore non morirà mai
e i miei sentimenti brilleranno sempre
Il mio amore non morirà mai
e i miei sentimenti brilleranno sempre

Non ho mai tradito la tua fiducia
Non ho mai tradito la tua fede.
Non abbandonerò mai il tuo cuore
Non dimenticherò mai la tua faccia.

È un sentimento che non posso descrivere
è una premessa che non posso nascondere
non ho mai visto una luce così brillante
come quella che brilla nei tuoi occhi

Non ho mai tradito la tua fiducia
Non ho mai tradito la tua fede.
Non abbandonerò mai il tuo cuore
Non dimenticherò mai la tua faccia

È un sentimento che non posso descrivere
è una premessa che non posso nascondere
non ho mai visto una luce così brillante
come quella che brilla dietro i tuoi…

Posso vedere questa vita
e cosa significhi per me
Quando ho sognato, ho sognato te!
Poi mi sveglio, dimmi cosa posso fare?

Devo lasciarti andare
verso il sole che tramonta
Devo lasciarti andare
per farti trovare la strada di casa

Devo lasciarti andare
verso il sole che tramonta
Devo lasciarti andare
per farti trovare la strada di casa

Perché dovrei sentirmi in questo modo?
Perché dovrei sentirmi in questo modo?
Perché dovrei sentirmi sempre così?

È qualcosa che non riesco a dire
È qualcosa che non riesco a dire
Qualcosa che non riesco a spiegare

Ti sento distante
al confine della mia vita
Ti vedo allontanarti
al limite della mia vista

Perché dovrei seguire il mio cuore?
Perché dovrei seguire il mio cuore?
Perché dovrei andare in pezzi?

Perché dovrei seguire i miei sogni?
Perché dovrei seguire i miei sogni?
Perché dovrei essere in pace?

Ti sento distante
al confine della mia vita
Ti vedo allontanarti
al limite della mia vista

Ho dovuto lasciarti andare
verso il sole al tramonto
Ho dovuto lasciarti andare
per trovare un modo per tornare a casa

Ho dovuto lasciarti andare
verso il sole al tramonto
Ho dovuto lasciarti andare
per trovare un modo per tornare a casa

Quando sogno
Ti vedo
Quando sogno
Ti vedo

Non ho mai visto una luce
che brilla così tanto…

Quando sogno
Ti vedo

Accecato dalla luce
che è dentro…

Ho dovuto lasciarti andare
verso il sole al tramonto
Ho dovuto lasciarti andare
per trovare un modo per tornare a casa.

("Untouchable"/Anathema)

🐞









Commenti

  1. Leggendo ho la stessa sensazione di quando guardo i film di Engin. La tua scrittura rapisce e ti prende completamente. Io non sono una brava lettrice e quindi difficile per me farmi trasportare e tu ci sei riuscita benissimo. Grazie e un forte abbraccio

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    1. Lo sai vero che mi hai scritto una cosa meravigliosa???!!!! Grazie, cara!
      Spero che questo spazio di condivisione diventi sempre più interessante e coinvolgente. Del resto, "il punto di partenza", alias Engin Akyurek, è talmente ricco di suggestioni...

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