INTERVISTA / "IL SILENZIO HA UNA FORZA, IO CI CREDO" / ENGİN AKYÜREK RISPONDE ALLE DOMANDE DI HAKAN GENCE PER HÜRRİYET PAZAR / 24.05.2026


Da alcuni giorni leggiamo e rileggiamo 
queste righe e guardiamo e riguardiamo 
le foto che le accompagnano, 
ma ancora non sappiamo 
se siano più splendide le immagini 
scattate dal fotografo Mushin Akgün 
o i quesiti di Hakan Gence 
e i pensieri di Engin Akyürek...
Ci aiuterete a decidere?
Spegnete il resto del mondo, mettetevi comodi 
e godetevi questa intervista!!!

Sono passati quattro anni dalla nostra ultima intervista. Parlare con lui mi emoziona ogni volta. Nonostante il suo nome sia così importante, ha un atteggiamento privo di ego e senza ostentazione. È una persona con cui si possono fare conversazioni profonde. Con il suo sorriso ti fa stare bene e diffonde energia positiva intorno a sé. Iniziamo la nostra chiacchierata con Engin Akyürek...

◊ Nella presentazione del tuo nuovo libro “İsimsiz” si legge: “È la storia di chi cerca un posto in una vita a cui non appartiene, di nomi dimenticati e di confessioni mai dette.” Cosa vuoi raccontare con queste storie?

È difficile rispondere. Forse queste storie sono anche le mie confessioni personali, il mio modo di guardare la vita, alcune cose che mi stanno a cuore. Naturalmente non sono reali: sono storie che ho immaginato, o forse semplicemente sentito emotivamente. Cerco di raccontare attraverso queste storie ciò che nella vita reale vorrei dire ad alta voce. Sono state scritte nell’arco di tre anni. In quel periodo evidentemente mi tormentavano queste cose, erano parte della mia vita.

◊ Hai delle confessioni mai dette nella tua vita?

Forse le esprimo scrivendo. A volte qualcosa che vorrei dire si insinua dentro una storia. Forse faccio queste confessioni raccontando storie. Quando leggerete questi racconti, non so se vi rimarrà qualcosa di concreto in mano. Ma a livello emotivo potrete capire come guardo la vita e l’umanità.

◊ Una delle frasi del libro dice: “Ogni persona porta con sé una storia, alcune non hanno nome.” Se la tua storia avesse un nome, quale sarebbe?

Se dovessi definirmi con una parola, direi “silenzio”. Credo di amare il silenzio e ciò che rappresenta metaforicamente.

◊ In che senso?

Il silenzio è una parola potente. Non sempre si riesce a stare in un luogo troppo silenzioso, può anche disturbare. Il silenzio ha una forza, io ci credo.

◊ Nei racconti del libro compaiono spesso animali e natura. Anche sulla copertina hai usato la foto di un gatto. Che rapporto hai con loro?

Ultimamente sono temi che mi stanno molto a cuore. Non solo gatti e cani: l’essere umano, la natura, gli alberi... Viviamo nelle grandi città, ma quanto siamo davvero in contatto con la natura? Quanto riusciamo a proteggerla? Che tipo di rapporto abbiamo con gli animali? Ho pensato che il gatto riassumesse perfettamente l’identità del libro anche in senso metaforico. Credo che il gatto sia un animale molto speciale. Lo osservo anche nel mio gatto.

◊ Cosa osservi?

Se stabilisci davvero una relazione autentica con loro, il gatto rimane gatto ventiquattr’ore su ventiquattro. Non smette mai di essere se stesso. Lo stesso vale per i cani. Con la loro semplice esistenza ci stanno dicendo qualcosa. Noi, per esempio, riusciamo a essere davvero noi stessi per ventiquattr’ore al giorno? Lui non smette mai di essere un gatto, di essere sé stesso.

◊ Quello che scrivi ha un sapore cinematografico. Vorresti trasformare queste storie in film o serie?

Con una storia che avevo scritto abbiamo realizzato la serie Kaçış. E sì, vorrei continuare. In realtà mentre scrivo penso già in modo visivo. Alcune potrebbero diventare anche dei cortometraggi.

◊ Nel libro il tuo stile narrativo è magnifico. Come fai ad avere un turco così bello? Leggi molto?

Grazie. Non so se leggo tantissimo, ma sì, amo leggere. Soprattutto la mattina: invece di guardare subito il telefono, mi ritaglio una o due ore per me.

◊ Di solito si legge prima di dormire, tu invece sei una persona mattiniera?

In tutta la mia vita non ho mai letto sdraiato. Non mi piace quella sensazione. Mi sembra quasi irrispettoso leggere sdraiati. Anche le sceneggiature le leggo con grande serietà. Per esempio, se devo leggere un autore molto bravo, mi cambio persino i vestiti se ho qualcosa di brutto addosso; indosso una camicia o una maglietta più bella. Inoltre leggere alla luce del giorno mi fa stare bene. Non mi piace neppure scrivere al buio: diventa tutto più deprimente. Quando la mattina rileggo ciò che ho scritto la sera, spesso non mi piace molto. Mi sembra troppo personale. Ma io non sono un uomo di lettere, non voglio fare grandi discorsi. Non mi definisco mai uno scrittore. In fondo mi sto solo ritagliando uno spazio tutto mio, seguendo il mio ritmo.

◊ Quali scrittori ami?

Paul Auster. Naturalmente amo molto anche Yaşar Kemal. Mi piace tantissimo Ahmet Hamdi Tanpınar. Apprezzo anche Barış Bıçakçı, i suoi romanzi e racconti. Mi sono laureato in storia, quindi leggo anche libri storici. Cerco inoltre di seguire le nuove uscite legate ai miei vari interessi.


“La recitazione mi ha reso più umano, mi ha aiutato a comprendere molte emozioni”

◊ Cosa rappresenta oggi per te la recitazione?

Prima di tutto è il mio mestiere. Finché avrò salute ed energia continuerò a farlo fino alla fine della mia vita. A un certo punto la recitazione si mette al centro della tua esistenza e molte cose iniziano a modellarsi attorno ad essa. Alla fine, comunque vadano le cose, la gente per strada ti riconosce come attore. Certo, anche senza fare questo lavoro sarei stato una persona simile, ma la recitazione mi ha reso più umano, più empatico. Mi ha aiutato a diventare più colto e a comprendere tante emozioni. Al di là della parte visibile del mestiere, mi ha dato moltissimo anche come persona. Mi ha formato, mi ha aiutato a conoscermi prima. In questo senso devo molto alla mia professione, ho un debito di riconoscenza verso di essa e la tratto con grande serietà e rispetto.

◊ Hai molte serie diventate di culto. Quelle girate nei primi anni Duemila vengono ancora guardate sia dal pubblico turco che all’estero. Qual era il loro segreto?

Raccontavamo le storie giuste. Erano storie molto coinvolgenti e raccontavano bene le emozioni. La televisione, in fondo, è anche una questione emotiva. Inoltre quei lavori non erano stati realizzati pensando al mercato estero; tutto è cresciuto spontaneamente. Al pubblico sono sembrati diversi. E poi la Turchia è un Paese molto speciale: ovunque ci sono storie. I personaggi sono molto particolari. Qui ci sono emozioni, c’è una storia, e questo funziona anche all’estero. Riusciamo a raccontare emozioni universali in un modo diverso dagli altri Paesi. Quando riesci a esprimerle con un linguaggio universale, quei lavori vengono seguiti anche fuori dalla Turchia.

◊ Quindi il segreto era la storia...

Sì, la storia. Bisognerebbe tornare alla narrazione. Non c’era una formula: era tutto istintivo. Si utilizzavano anche le caratteristiche narrative del vecchio cinema turco Yeşilçam. Abbiamo ancora storie meravigliose, dobbiamo solo trovare il modo migliore e più giusto per raccontarle.

◊ Hai interpretato molti personaggi diversi. Se entrassi in una stanza e fossero tutti lì, quale abbracceresti per primo?

Domanda difficile. Perché penso che quei personaggi, se non sono morti alla fine della storia, stiano ancora vivendo da qualche parte. Per esempio immagino “Sancar Efe” a Bodrum e “Mustafa Bulut” in giro per Mardin. Mi chiedo se “Kerim” sia felice con “Fatmagül” oppure no. Magari si sono lasciati, non possiamo saperlo. Però me li immagino ancora nella loro officina. Credo che abbraccerei Kerim. Il suo senso di colpa, la sua coscienza, il suo amore durante tutta la storia mi hanno toccato profondamente...

“O odiamo o amiamo troppo; invece esistono tante emozioni nel mezzo”

◊ Quando è iniziato il tuo rapporto con la scrittura?

In quinta elementare andammo in gita scolastica. L’insegnante ci chiese di scrivere ciò che avevamo visto. Tornato a casa, raccontai quella gita aggiungendo un po’ di fantasia. Quando il testo fu letto in classe tutti risero, ma a me piacque molto. Fu il momento in cui pensai: “Ah, scrivere mi piace.”

◊ Sia nei personaggi che interpreti sia nelle tue storie fai molte osservazioni, e le emozioni sono sempre al centro. Secondo te oggi le persone stanno perdendo il contatto con le emozioni?

Credo che stiano scomparendo le emozioni intermedie.

◊ Cosa intendi?

È diventato tutto bianco o nero. Ma tra il bianco e il nero esistono tantissime sfumature. Forse le abbiamo perse. Alcune cose sono diventate monotone: o odiamo o amiamo troppo, mentre esistono tante belle emozioni nel mezzo.

◊ Come siamo arrivati a questo punto?

La vita è diventata molto veloce. I social media, la vita moderna, la pressione di dover apparire sempre migliori...

◊ Nei tuoi libri parli anche di relazioni. Secondo te cosa è cambiato nei rapporti di oggi?

Sono cambiate moltissime cose. In realtà era bellissimo lo sforzo che si faceva per conoscere qualcuno. Credo che questo sia andato perso. Guardi 250 foto di una persona e pensi di conoscerla, ma non è così. Una volta, per incontrare qualcuno, andavi nel locale che frequentava o passavi per la sua strada. C’era uno sforzo. Ora non più. E questo non riguarda solo le relazioni sentimentali: ha influenzato anche amicizie e rapporti familiari. Certo, non bisogna attribuire tutto ai social media, ma senza accorgercene le nostre abitudini sono cambiate.

“La cosa importante è: quando ti guardi allo specchio, sei in pace con te stesso?”

◊ Sei sempre stato bello?

Secondo me no, e non so neanche se lo sia adesso. La bellezza è qualcosa di relativo. Non mi sono mai guardato allo specchio dicendomi: “Sono bello.” Esiste davvero qualcuno che lo fa? Non lo so.

◊ Se fossi al tuo posto io lo direi...

No, secondo me non lo diresti. Diresti piuttosto: “Sto bene.” Ti sentiresti bene a livello energetico. Per esempio ho recitato nel film Bir Küçük Eylül Meselesi, dove il personaggio veniva considerato brutto. Avrei potuto usare molto trucco prostetico e deformarlo di più. Alcuni mi dicevano: “Ma tu non sei brutto, perché interpreti un personaggio così?” Io però pensavo questo: quell’uomo, quando si guarda allo specchio, non ama sé stesso. Puoi essere la persona più bella del mondo, ma guardarti e non piacerti. Dipende dall’amore per sé stessi. La bellezza è un aggettivo, qualcosa che dicono gli altri. La vera domanda è: quando ti guardi allo specchio, sei soddisfatto di te stesso?

◊ Tu ti ami?

Sì, mi amo. A volte mi arrabbio con me stesso, ma direi che per 300 giorni all’anno mi voglio bene.

◊ Perché ti arrabbi?

A volte mi capita di litigare con me stesso pensando: “Perché ho fatto così?” Anche professionalmente sono molto severo con me stesso. Quando lavoro posso arrabbiarmi, pensare: “Poteva venire meglio”, oppure “Perché non l’ho fatto in un altro modo?”

“Tutti dobbiamo imparare a educare il nostro ego”

◊ In che fase della vita ti trovi adesso?

Se me lo avessi chiesto cinque anni fa, avrei detto che ero in una fase più osservatrice, in cui guardavo e ascoltavo. Ora invece sento di essere passato a un periodo in cui agisco, realizzo ciò che dico, racconto più storie e produco di più. Sto bene.

◊ Hai fatto delle scoperte interiori su te stesso?

Durante la pandemia pensavo spesso: “Non possiamo nemmeno uscire a bere un caffè o fare le cose più semplici. Forse, quando finirà, saremo più umili e lasceremo da parte il nostro ego.”

◊ E invece cos’è successo?

Secondo me è accaduto il contrario. Dopo quel periodo credo che la nostra empatia sia diminuita e che ci siamo concentrati ancora di più su noi stessi.

◊ Che rapporto hai con il tuo ego?

Tutti abbiamo un ego, ma dobbiamo imparare a educarlo. Se lo lasciamo libero di comandare, diventa impossibile gestirlo.

“Sarebbe bello avere qualcuno nel mio cuore, ormai”

◊ Hai interpretato per anni uomini innamorati e scritto storie d’amore. Hai una tua definizione dell’amore?

Cambia nel tempo, ma in questo momento direi questo: puoi sentire fisicamente di essere innamorato di qualcuno, è qualcosa che percepiscono il cuore e le emozioni. Però ciò che rende reale quel sentimento è poter essere completamente sé stessi accanto a quella persona. Allora sì, significa che sei innamorato.

◊ C’è qualcuno nel tuo cuore?

No... Ma forse ormai dovrebbe esserci, no? Credo che sia arrivato il momento.

◊ Potrebbe esserci, ma anche no...

Sto osservando una cosa: io sono cresciuto con genitori che si amavano. Ho avuto una famiglia affettuosa e piena d’amore. Ovviamente tutti abbiamo bisogno di amare, essere amati e sentirci approvati. Però quando non senti un bisogno disperato di quell’emozione, tutto diventa più romantico. Cerchi incontri casuali, coincidenze, la scoperta di qualcuno... quasi come una scena di un film, ed è questo a renderlo affascinante.

◊ Che tipo di persona potrebbe farti innamorare? E non dire solo “l’anima”, anche l’aspetto fisico conta...

Certo che conta. Negarlo sarebbe poco realistico. Però posso dire questo: deve avere una storia.

◊ Perché la storia è così importante?

Perché se una persona ha una storia, allora ha un mondo tutto suo, un passato, delle battaglie, qualcosa da raccontare. Deve avere le proprie scelte. Deve essere un po’ in pace con se stessa. Faccio fatica a relazionarmi con chi è sempre in conflitto e non riesce ad accettarsi.

◊ Hai progetti oltre al libro?

Sì, quest’estate gireremo la seconda stagione di Enfes Bir Akşam. Per me è stato un personaggio molto diverso dal solito. Ha avuto successo e lavoreremo con una squadra davvero bella.

◊ Come trascorreresti una giornata completamente libera?

Non amo fare shopping. Per me la cosa più stancante è entrare in un negozio e comprare qualcosa. Per questo, quando trovo qualcosa che mi piace, ne prendo anche altri colori e chiudo il discorso. La mia routine cambia un po’ ogni giorno. Riesco sempre a trovare qualcosa che mi diverte.
Quando mi sveglio, metto della musica soft e leggo per circa due ore a casa. Se ho energia vado ad allenarmi, altrimenti incontro gli amici a Kalamış o lungo Bağdat Caddesi per un caffè o una cena. Oppure vado dai miei genitori. Leggo sceneggiature e scrivo racconti.

🐞







 

Commenti