UNA NOTTE
Engin ci regala un racconto da leggere nel silenzio di "una notte"...
Un racconto che lui stesso amerebbe vedere sul grande schermo, come un film 🎥 ...
Questo ha dichiarato nell'intervista/chiacchierata con il suo amico e collega Genco Özak per la rivista Kafasina Göre.
Buona lettura...
UNA NOTTE
Dalla sua risata capii che la persona seduta al tavolo di fronte era la mia ex ragazza.
Non mi aveva visto; se l'avesse fatto, avrebbe spazzato via il suo sorriso, senza abbassare lo sguardo.
Eravamo in un ristorante di lusso e la serietà all'interno era rappresentata dalle persone che potevano permettersi di pagare il conto.
Dovevo cercare di controllare lo sguardo, perché seduta al tavolo accanto a me, c'era la mia attuale ragazza da due mesi e con il suo istinto femminile avrebbe potuto rendersi conto della situazione.
Non ero pronto, era come se stessi sostenendo un esame su una materia per la quale non ero preparato. Il profilo di uomo che avevo disegnato fino a quel momento era come la stiratura del vestito che indossavo. Dio non voglia che le doppie pieghe avessero messo a nudo ciò che avevo dentro.
Certe cose possono accadere nella vita moderna, ma in quel momento a quel tavolo, mi sentivo molto primitivo.
Quando la mia ex ragazza ha smorzato le sue risate, le barriere formate dai suoi improvvisi sorrisi si sono disperse e l'uomo seduto accanto a lei è diventato visibile. La sua voce sembrava coprire tutto l'ambiente, come se stesse stendendo un telo di plastica sull'intero spazio.
L'uomo che era con lei, lì di fronte, per come stavano, doveva essere il suo ragazzo. Entrambi avevano un anello al dito, zigomi rialzati che evocavano un sorriso, c'era un possesso disinvolto nel loro stare seduti. L'uomo di fronte a me sembrava un punto di riferimento tra il mio passato ed il mio futuro. Se avessi usato un pensiero così ridicolo in una frase prima, avrei riso di me stesso. Non c'era niente da ridere, avevo una nuova storia, era piacevole, i punti interrogativi non punzecchiavano la mia relazione. Se mi fossi alzato e fossi andato via, ascoltando le falene che mi ribollivano nello stomaco, se avessi chiesto il conto, tutto sarebbe andato a posto, e sarebbe stato consegnato alla storia. Uno stato irrazionale si era impadronito di tutto il mio corpo ed un senso di curiosità che non sapevo definire cooperavano al tavolo al quale ero seduto. Non volevo parlare da solo; volevo alzarmi e con una scusa andarmene, per chiudere questa situazione. Il sorriso di cartapesta che avevo messo in faccia sembrava davvero poco convincente.
Lo stupido sorriso sul mio volto rispecchiava il mio senso di colpa, simile all'assassino che torna sulla scena del crimine.
C'era una storia d'amore incompiuta o una frase non detta? A volte le persone non riescono ad esternare quello che sentono. Immagini e frasi di cui non ricordavo nemmeno l'esistenza spuntavano come sussurri da non so dove. C'erano frasi che non volevo osare leggere, così come fotografie che mi accarezzavano il cuore, mentre salivano alla mente. Il rossore della carne poco cotta valeva la mia faccia, il mio viso era colorato come le guance di un adolescente. La mia ragazza doveva aver percepito l'eccitazione che il mio corpo rifletteva:
- Amore mio stai bene?
- Sto bene
- Hmmm...Non hai mai mangiato così in fretta
- Avevo fame
Non mi ero reso conto che stavo mangiando velocemente. Se me lo avesse detto, avrei bevuto un bicchiere d'acqua e messo un pezzo di carne in bocca. Anche la mia ex ragazza, che guardavo con la coda dell'occhio, stava mangiando carne. Le piaceva ben cotta, non mangiava carne quando non lo riteneva necessario e si riempiva lo stomaco di verdure. Oggi, se stava mangiando carne, era perché la sveglia era suonata presto per fare sport ed aveva avuto una giornata impegnativa. Anche se erano passati tre anni dall'ultima volta che l'avevo vista, non era ancora diventata vegana, aveva rimandato di nuovo l'idea.
Anche se il tempo ha cambiato molte cose, non ha potuto cambiare le cose che si sono toccate. Mentre la mia ex tagliava la sua carne troppo cotta, era come se stesse strappando i miei polpacci, mentre la sminuzzava in bocca, era come se non fosse affatto carne, ma il mio cuore ridotto ad una morbida gomma da masticare. Poiché mi sono avvalso del diritto di rispondere alla domanda con un'altra domanda, ho deciso di usare frasi di circostanza:
- La carne è molto buona
- Stai bene?
- Ti do un pezzo di carne?
- Non mangio carne, non lo sai?
In realtà in quel momento, a quel tavolo, non sapevo molto. Avevo dimenticato quello che sapevo e avevo capito che le cose non sarebbero state più le stesse. Se non avessi incontrato la mia ex, forse le domande che la vita mi avesse posto in quel momento avrebbero aspettato il prossimo esame. Non c'era bisogno che la vita mi facesse domande. Le risposte ai punti interrogativi che non riuscivo a pormi, era come se fossero lì di fronte, a due tavoli di distanza. Non so se ero felice al tavolo a cui ero seduto, ma l'umore contento della mia ex mi faceva sentire come se dovessi essere infelice. L'uomo era un essere ruvido, anche nei momenti più semplici poteva essere arrugginito e umido come fosse stato tolto dalla ferraglia. Era impossibile per la mia ex non vedermi. Ero in un angolo a vista d'occhio, proprio di fronte a lei. A differenza mia, lei sapeva controllare la situazione, grazie al suo intuito femminile, riusciva a gestire la distanza di due tavoli per non farsi vedere. Prima di ordinare il dessert, la mia ex ha iniziato a camminare lentamente tra i tavoli verso il bagno. Una brezza aveva lambito il mio viso come se avesse toccato i miei capelli con le sue mani. L'acqua che avevo appena bevuto aveva lasciato le mie labbra bagnate. La luce dall'alto illuminava il mio viso rivelando quell'umidità sul mio viso, sembrava il rigurgito sul bavaglino di un bambino. All'improvviso ho messo gli occhi sull'acqua e sembravo un carovaniere che all'improvviso aveva visto l'acqua nel deserto. Mi sono asciugato la bocca con il tovagliolo che sembrava una tovaglia, dalla mia mano l'ho posato sul tavolo per alzarmi. Mi sono levato in piedi ed ho cominciato a camminare lentamente. Cosa, cioè, stavo andando in bagno dopo di lei? In dieci passi ho affrontato tutte le mie preoccupazioni morali. Avevo fatto la prima cosa che mi era venuta in mente, avevo afferrato il telefono sbuffando e finto di parlare mentre raggiungevo il bagno.
Da lontano sembravo molto divertente, da vicino ero un'idiota.
Anche se era tutta una finzione, era molto difficile mentire al telefono. I camerieri che passavano mi guardavano come se mi avessero scoperto a mentire, con un sorriso. Per non dare ulteriori spiegazioni, dicevo "eh eh, hmmm" con un tono attento verso l'interlocutore. Guardavo di lato, in direzione della mia ex ragazza senza interrompere la mia serietà nell'ascolto. Quando la mia ex ragazza è uscita dal bagno, il rumore dei suoi tacchi alti ha attivato il pulsante di avviso dentro di me. Sono tornato non solo con la testa ma con tutte le mie cellule. Era un momento in cui la sua intuizione femminile non avrebbe pagato, non poteva sfuggire...
Ci siamo guardati per un quarto di secondo e siamo rimasti in silenzio; penso come se abbiamo mangiato e bevuto insieme. C'era qualcosa, non voleva fermare il tempo. Non voleva creare un nuovo momento da soli. Capii che voleva andarsene dal modo in cui si lisciava i capelli senza trovare un posto dove mettere le mani, dal modo in cui non riusciva a gestire il suo corpo, come se volesse cancellarmi dalla sua vita e basta. Senza pensarci troppo a lungo, non ha fatto passare neanche un secondo, si è allontanata da me lasciandomi di nuovo quel soffio di vento.
Mentre tornava al suo tavolo, il ticchettio delle sue scarpe risuonava nel mio cervello come un martello.
Uscii fuori dal ristorante: avevo bisogno di aria fresca. Volevo spazzare via le stupidaggini che avevo appena fatto, inalando aria, volevo nascondermi dietro qualcosa e restarci un pò. Il cameriere che stava fumando una sigaretta di fronte a me aveva un'aria così allegra che avrei potuto riempirlo di botte. Le cose che stanno alla base di una rabbia non giustificata possono essere così tragicomiche.
- Posso avere una sigaretta?
- Certo, fratello.
Come se stesse aspettando quel momento, il cameriere tirò fuori dalla tasca una sigaretta e se la infilò in bocca.
Non riusciva a trovare un accendino, così la accese baciando la propria sigaretta con quella che stava per darmi.
- Spero che non ti disgusti...
Nel mentre che diceva "spero non ti disgusti" mi aveva già infilato in bocca la sigaretta che aveva asciugato con la punta delle dita.
- Non mi disgusta, non mi disgusta.
Fumavo e volevo rientrare prima che il freddo della notte mi spellasse come una cipolla. La neve cominciò lentamente a spolverare. Sembrava fosse stato versato dello zucchero a velo sulle auto. Un simile scenario si addiceva proprio ad una notte del genere.
- Posso avere una sigaretta?
- Certo, sorella.
Anche la mia ex ragazza era uscita, mi aveva seguito prima di raggiungere il suo tavolo. Mentre il cameriere stava per baciare la sigaretta della mia ex con la sua per accenderla, io gliel'ho presa di mano e l'ho accesa tenendola tra le mie labbra. Non volevo che il cameriere facesse la stessa domanda sul disgusto. Io, la mia ex e il cameriere fumavamo senza parlare. Il fumo che stavamo soffiando creava un'immagine divertente. Mentre guardavo la sigaretta sporca di rossetto della mia ex ragazza:
- Hai iniziato a fumare?
- Sto fumando per la prima volta. Ooooh. Ma hai iniziato anche tu...oh ohooo.
- Anche per me è la prima volta oh ohooo...
Stavamo assistendo ai suoni della voce maschile e femminile che tossivano insieme. Il suono della tosse descriveva il nostro passato. Il cameriere non tossiva, poteva tranquillamente mandare fuori il fumo dai suoi denti ingialliti, come l'aveva già introdotto nelle le sue cellule. Non volevo che la sigaretta finisse. Se non mi fossi vergognato avrei potuto chiedere al cameriere un'altra sigaretta.
Io e la mia ex ci siamo guardati per un attimo, soffiando il fumo della sigaretta sulle labbra dell'altro, come se ci stessimo baciando.
- 28 in arrivooo...
La voce del cameriere aveva rovinato la nostra atmosfera di fumo e la mia ex ragazza rientrò di corsa dentro. Questa volta volevo davvero picchiare a sangue il cameriere. Inoltre, questa rabbia non era ingiustificata, era di quelle destinata a provocare comunque una minima reazione. La sigaretta che avevo in mano stava diventando insignificante, il suo odore inondava tutto il corpo dalla testa ai piedi. Il mio telefono squillava dolorosamente, era la quinta chiamata persa che mi stava facendo la mia attuale compagna, che stava aspettando al tavolo, all'interno. Camminavo tra i tavoli con il telefono in mano, completo e capelli impregnati dal fumo. Quando sono entrato sul mio volto apparve un'espressione difficile da esprimere a parole. Al mio tavolo, sulla mia sedia era seduta la mia ex ragazza con accanto il suo ragazzo come se fossero venuti per una visita di cortesia. In momenti come questo, a differenza dei recettori visivi, il cervello non riusciva a rispondere istantaneamente. Cosa ci facevano al mio tavolo la mia compagna, la mia ex ragazza e quell'uomo di cui non conoscevo il nome? Mentre mi avvicinavo al tavolo potevo sentire il mio disagio. Vedendomi arrivare, la mia compagna si alzò:
- Amore mio, vieni qui. Guarda, il mio amico dall'Università, Ümit, non ci vedevamo da molto tempo. E questa è la sua fidanzata, scusa se ho dimenticato il tuo nome...
- Ciao.
- Si sposano questo fine settimana; andiamo, amore mio, no?
Con un respiro ho liberato il gusto di sigaretta depositato in gola:
- Oooh...Andiamo.




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